Visual Storytelling con Facebook, Pinterest e Instagram: raccontare il brand sui social media

on novembre 7 | in Social Media Marketing | by | with 2 Comments

Un’immagine, si sa, vale più di mille parole. E questo è vero, da sempre, anche per il marketing: fin dagli albori della pubblicità il visual è la chiave della seduzione del consumatore.

Ma se un tempo il visual storytelling dei brand era demandato esclusivamente a professionisti (fotografi, grafici, art director), il digitale prima e soprattutto i social media hanno cambiato radicalmente le cose. Il campo di battaglia non sono più le riviste patinate, ma la rete. On line i contenuti circolano e vengono consumati velocemente, e gli utenti non sono solo fruitori del messaggio di brand, ma contribuiscono alla sua creazione e diffusione.

Photo sharing addiction

Già nel 2009 circolavano oltre 2,5 miliardi di dispositivi dotati di fotocamera che nel giro di un anno hanno prodotto circa un decimo del materiale fotografico mai esistito. Instagram – l’app di photo sharing acquisita da Facebook per 1 miliardo di dollari – conta oltre 100 milioni di utenti, 4 miliardi di foto che crescono al ritmo di 5 milioni al giorno, e ricevono oltre 575 like ogni secondo. Facebook ha dichiarato a inizio 2012 che ogni giorno gli utenti pubblicano oltre 300 milioni di foto. Pinterest è il social che ha conosciuto la crescita più rapida raggiungendo in pochi mesi decine di migliaia di iscritti.

Oggi circa un terzo dei contenuti web è costituito da immagini, ma questo tipo di contenuti invecchia velocemente: nei primi 3 giorni dalla pubblicazione sul web l’immagine ha già raggiunto metà delle visualizzazioni che avrà in totale, e sui social media il ciclo di vita è di poche ore.

Siamo passati da un epoca in cui gli scatti di alcuni momenti della nostra vita (compleanni, vacanze…) venivano mostrati a un piccolo gruppo di persone, a un’altra in cui siamo esposti ogni giorno a milioni di foto (almeno quelle degli amici e dei brand che seguiamo) in un flusso continuo e in costante aggiornamento. Vediamo i bambini dei nostri amici crescere praticamente in tempo reale, e nuove storie popolano la nostra vita digitale man mano che nuove foto rimpiazzano quelle postate solo poche ore o minuti prima. La comunicazione visiva sta soppiantando la parola scritta.

Il trend che lega visual storytelling e social media è fortissimo anche grazie alla diffusione degli smartphone: uno studio del 2012 di ROI Research ha dimostrato che più le persone accedono al social network da mobile (il 63% del campione), più scoprono che scattare una foto e pubblicarla è più facile ed efficace che digitare un tweet o aggiornare lo status di Facebook.

L’edonismo e il voyeurismo da social network, unito al ritmo frenetico di pubblicazione e fruizione dei contenuti, sono ciò che rende le immagini la cosa che più ci piace condividere, guardare e, soprattutto, “likare” e commentare.

Cosa cambia per i brand?

Il brand che vuole essere interessante e interagire con il consumatore online deve riadattare la propria strategia comunicativa.

Se il 44% degli utenti (sempre secondo la ricerca ROI) sono più propensi a interagire con un brand che pubblica una foto e le immagini sono la tipologia di contenuto che attira di più l’attenzione, è naturale che il marketing scelga Facebook e Pinterest come i canali preferiti. Grazie alla pubblicazione di immagini di alta qualità, accattivanti e curiose è facile creare engagement: che si tratti di promuovere abbigliamento, prodotti alimentari, elettronica e persino servizi l’importante è non solo raccontare una bella storia, ma raccontarla “visivamente”.

Le dinamiche da tenere presenti sono essenzialmente 3:

1. Il grado di professionalità nella creazione del contenuto-immagine sta perdendo importanza. La facilità di uso di strumenti come Instagram e simili, e l’accessibilità alla diffusione dei contenuti hanno fatto sì che gli utenti percepiscano semplicemente i contenuti come “interessanti” o “non interessanti”, indipendentemente da chi li ha prodotti e pubblicati

2. L’attenzione e il tempo dedicato ad ogni contenuto è sempre minore, anche se questo è ritenuto attraente: la tendenza è quindi verso la miniaturizzazione dei contenuti. Tante immagini, testi brevi e d’effetto, alta frequenza di pubblicazione sono le nuove direttrici per generare interesse

3. Gli utenti non vogliono solo guardare le immagini ma anche “usarle”: non solo “likando” e commentando, ma condividendo nuovamente i contenuti che ritengono più divertenti o che possono contribuire meglio alla propria definizione di sé sui social network, perché vicini ai loro interessi o stile di vita. Per l’azienda questo significa proporre contenuti non solo autoreferenziali (per esempio foto dei prodotti) ma anche di altro tipo, purché coerenti con l’immagine di brand

In questo mash up di contenuti branded e user generated, l’approccio è totalmente diverso da quello dell’advertising, in cui un messaggio viene accuratamente confezionato e distribuito in modo unidirezionale. Sui social media gli utenti vogliono “essere amici”del brand, divertirsi e giocarci insieme.

Alcuni esempi

Per concludere ecco alcuni esempi di aziende che stanno sperimentando con successo nuove forme di branded storytelling visivo:

Sephora ha creato un contest su Pinterest chiamato “Sephora Color Wash”: le utenti dovevano creare dal proprio account una board dedicata con categoria Hair & Beauty e pinnare immagini contenenti prodotti Sephora e il loro colore preferito. In palio dieci gift card da 250 $. In questo modo le foto non solo dei prodotti Sephora venivano condivisi sui profili personali, ma grazie alla categorizzazione potevano essere visualizzati ogni giorno da moltissimi utenti, massimizzando la brand exposure.

Il ristorante Comodo, a New York, è stato uno dei primi a sperimentare l’Instagram menu, che permette ai clienti di visualizzare i piatti (ed i commenti degli utenti) on line prima di ordinare. Senza più sbirciare i tavoli vicini!

UNICEF utilizza il proprio account Pinterest per raccontare le situazioni difficili dei bambini nei paesi sottosviluppati e il lavoro dell’organizzazione no profit per migliorare le loro condizioni. Ogni pin è linkata a una pagina dalla quale è possibile fare donazioni e aiutare le varie cause di UNICEF nel mondo.

Sony ha lanciato il primo videoclip musicale creato via Instagram, per il brano “Wetsuit” dei The Vaccines. per partecipare alla creazione, fan del gruppo dovevano pubblicare le foto scattate durante l’estate a festival e altri eventi musicali e pubblicarle con l’hashtag #Vaccinesvideo

General Electric ha creato su Tumblr un corporate blog fatto solo di immagini e video. Gli unici testi sono didascalie e hashtag. Così eliche di aeroplani, valvole metalliche e componenti vari prendono vita, grazie a interessanti inquadrature e filtri. I fan possono interagire condividendo le immagini e scegliendo le location delle prossime foto.

Aldo Shoes ha lanciato in Israele una campagna che collegava l’on line al mondo reale: presso un piccolo stand posizionato in strada a Tel Aviv le passanti erano invitate a scattare una foto delle proprie scarpe e pubblicarla via Instagram con il tag #aldo per poter vincere istantaneamente un paio di scarpe nuove.

Geraldina Scarascia

On Line Marketing Consultant
Laureata in comunicazione d’impresa, appassionata di web, mass-media e nuove tecnologie, si occupa di e-commerce e marketing digitale presso una società di ricerca e consulenza a Milano. Sul suo blog scrive di come tecnologia e “nuovi” media hanno modificato i modelli comunicativi e l’interazione sociale.

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2 Responses

  1. [...] Facebook, Pinterest, Instagram e Visual Storytelling: raccontare il brand sui social media. [...]

  2. [...] e sociale è una priorità del proprio business. GE ad esempio, della quale avevo  parlato in un post dedicato allo storytelling visivo, ha pubblicato on line il proprio rapporto di sostenibilità in [...]

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