Come evitare di essere licenziati a causa dei social media e vivere felici

on aprile 2 | in Social Media | by | with 3 Comments

Siamo nell’era dei social media.

E’ “normale” condividere qualsiasi informazione e la parola privacy è ormai priva di significato per maggioranza degli utenti internet. Non è raro incontrare in rete i cosiddetti oversharers, ovvero quelle persone che sentono il bisogno di condividere tutto e di tutto, troppo.

Ma avete mai pensato alle conseguenze negative che certe interazioni online potrebbero avere sul vostro ruolo professionale?

Se si inizia a sentir parlare solo adesso di aziende che richiedono al candidato di mostrare il proprio profilo Facebook durante i colloqui – certamente operazione discutibile se non inopportuna – è già pratica comune avere fra le proprie liste di “amici”, colleghi, responsabili e datori di lavoro… del resto chi non accetterebbe la richiesta di amicizia del proprio capo? ;)

Lo scenario

Una ricerca di Proofpoint del 2010 ha rilevato che il 7% delle aziende con oltre 1000 dipendenti hanno allontanato una propria risorsa a causa dei social media e il 20% ha dichiarato violazioni alla “social networking policyda parte di propri lavoratori.

Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso, starete pensando… Peggio ancora quando sono le azioni di altri a generare un impatto negativo sui vostri rapporti professionali: secondo un sondaggio Microsoft, il 14% degli intervistati ha ritenuto che la propria reputazione sia stata screditata da azioni online di amici o conoscenti, e di questi, il 21% ritiene di essere stato allontanato dal proprio posto di lavoro a causa di queste interazioni, mentre un altro 16% che ciò abbia loro impedito di essere assunti in seguito.

Secondo una ricerca di Adecco, in Italia già il 49% delle aziende utilizzano i social media come strumento di recruiting, per allargare il bacino dei candidati, per controllare la veridicità del curriculum vitae, per verificare le referenze, ma anche (perchè no?) per verificare la presenza online del candidato.

Non voglio convincervi di niente, ma è un dato di fatto che curare la propria presenza online è un fattore che può influenzare positivamente e negativamente il vostro percorso professionale. Quindi, è giunto il momento di alcuni consigli…

Cosa non Condividere

Prima di condividere qualcosa, pensateci almeno un paio di secondi, o almeno pensate alle possibili reazioni che quel contenuto potrebbe generare.
Non si tratta di aver paura di ciò che gli altri penseranno di voi, si tratta semplicemente di capire se all’interno delle proprie connessioni c’è qualcuno che potrebbe sentirsi offeso o danneggiato dal vostro comportamento.

Senza arrivare l’estrema ratio del licenziamento, determinate azioni potrebbero incidere negativamente sui vostri rapporti professionali e sul clima lavorativo all’interno del posto di lavoro. Quindi…

  • Evitate di parlare male della vostra azienda, dei vostri colleghi, dei “vostri” prodotti o di usare commenti negativi ed inappropriati sui concorrenti (lo saranno per sempre?) che potrebbero essere letti ed interpretati come commenti e opinioni della vostra azienda e non personali.
  • Evitate di essere taggati in foto o immagini inappropriate.
  • Evitate di condividere e postare decine e decine di contenuti durante assenze e/o malattie, è vero che da un letto si può usare Facebook, ma potrebbe sembrare poco professionale. E se invece non siete a letto, beh… evitate qualsiasi tipo di condivisione! ;)
  • Evitate di commentare o rendere pubbliche politiche e strategia aziendali.
  • Evitate di postare contenuti eticamente scorretti, di carattere politico, religioso o peggio… (in questi casi qui si rischia anche penalmente, quindi occhio!)

Fare attenzione alla propria presenza sui social media non significa interrompere il proprio flusso di condivisione o di ripensare le proprie abitudini su Facebook, Twitter o altrove… L’obiettivo deve essere semplicemente quello di ridurre al minimo la probabilità che i datori di lavoro, attuali e/o potenziali, possano fraintendere determinate informazioni o intenzioni.

Molte aziende hanno ormai definito chiaramente le proprie politiche sul social networking, cercate di capire qual è la posizione della vostra e comportatevi di conseguenza. Inoltre, ricordate che se utilizzate un computer aziendale per accedere ai vostri profili, è probabile che la vostra azienda abbia il diritto di monitorare le vostre attività, quantomeno durante l’orario lavorativo, quindi fate attenzione.

Monitorare i propri profili

Se siete stati taggati in una foto e la cosa vi mette a disagio, rimuovete il tag (finalmente è possibile con Facebook!) o chiedete al titolare della foto di rimuoverla (è un vostro diritto!).

Se permettete ad altri di postare sulla vostra bacheca, fate attenzione a ciò che viene scritto e soprattutto a chi può accedere a tali contenuti.

Personalizzare le impostazioni di privacy

Non voglio dirvi di rendere totalmente privati i vostri profili; spesso si sente dire che non ci si deve fidare di coloro che si “nascondono”. Intendiamoci, non c’è nulla di male nel tenere alla propria privacy: è consentito, lecito e assolutamente condivisibile restringere il più possibile la cerchia di coloro che possono farsi gli affari vostri, quindi decidete voi… Personalmente credo che la soluzione migliore sia una via di mezzo…

Tuttavia, non dimenticate che un contenuto, una volta online, è per definizione pubblico: anche se non avrete una determinato contatto fra le vostre connessioni, niente e nessuno impedirà a qualche vostro “amico” di inoltrare un informazione, una foto, una discussione, un commento alla suddetta persona. Fidatevi, non fidatevi.

Google you!

Cercate su Google il vostro nome e vedrete cosa gli altri vedono di voi! Non vi dimenticate di guardare anche nella sezione “Immagini”, solitamente la foto principale di un profilo Facebook viene mostrata fra i primissimi risultati anche se il profilo è settato con il massimo della pivacy.

Avete avuto esperienze positive o negative relativamente a questo tema? Parliamone… ;)

Vi lascio con un’interessante infografica, offerta da Adecco, che fotografa il panorama del social media recruiting in Italia.

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Riccardo Scarascia

Digital Marketer
Una laurea in Economia ed un master in Marketing e Comunicazione, innamorato di Internet e delle nuove forme di comunicazione, lavora come Digital Marketer e scrive di Social Media e Social Media Marketing sul suo blog nOwmedia.it.

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commenti

3 Responses

  1. [...] però che dovresti farlo e se hai già letto il mio articolo “Come non essere licenziati a causa dei Social Media e vivere felici” sai anche il [...]

  2. rosa scrive:

    Condivido, ma vorrei puntualizzare una frase, cioè quando dici “Evitate di postare contenuti eticamente scorretti, di carattere politico, religioso o peggio… (in questi casi qui si rischia anche penalmente, quindi occhio!)”.
    Concordo se questi contenuti sono legati a concetti di maleducazione, ignoranza… ma anche qui mi chiedo: se il Social rivela ciò che siamo (e deve essere così) vivere con l’ansia di ciò che pubblico è triste… e chiedo: perchè (in questi casi) essere così controcorrente da pensare di postare addirittura immagini o contenuti scorretti e volgari, se poi non vado fino in fondo “solo” per paura di non avere la giusta attenzione per un posto di lavoro assolutamente CONFORME alle regole?
    NON concordo assolutamente se invece queste “attenzioni” ansiolitiche a ciò che facciamo/pubblichiamo devono essere un modo per nascondere il proprio pensiero politico e religioso sempre perchè, come scritto prima, il Social rivela la tua essenza… e se parti cercando di essere e SEMBRARE ciò che non sei… credo che il futuro che ti aspetta non potrà che essere triste e pieno di frustrazione…
    Grazie per il post, pur essendo “datatao” sono contenuti ever-green sui quali è sempre utile riflettere ;-)

  3. Ciao Rosa, grazie mille del commento e della visita.

    Capisco perfettamente il tuo punto di vista e lo condivido al 99,9%.

    Quando parlo di non postare contenuti politici o religiosi mi riferisco a contenuti che ovviamente possano essere mal interpretati, fraintesi, volgari o addirittura offensivi.

    Non c’è nulla di male a mostrare liberamente chi siamo e come la pensiamo (ci macherebbe che non fosse così!), sempre con il massimo rispetto per il prossimo .

    Tuttavia, anche per coloro che decidono di non discutere di certi temi online o di non mostrare determinate preferenze, non credo che si tratti di “sembrare ciò che non si è”. E’ semplicemente una scelta, magari la scelta di trattare certi temi in altri luoghi.

    Personalmente ho delle idee politiche e delle idee religiose, ma essendo totalmente estranee a quella che è la mia attività professionale non vedo come il fatto di non esprimermi su certi temi possa “falsare la mia identità”.

    Spero che tu sia d’accordo su questo… ;)

    Grazie ancora per il commento! A presto!

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