Wired: “Il Web è morto”. Il Web dice di no!

on agosto 23 | in Social Media | by | with No Comments

Oggi sul Web ho letto che il Web è morto…

Ti svegli e controlli la posta sull’iPad, con un’applicazione. Mentre fai colazione ti fai un giro su Facebook, su Twitter e sul New York Times, e sono altre tre applicazioni. Mentre vai in ufficio, ascolti un podcast dal tuo smartphone. Un’altra applicazione. Al lavoro, leggi i feed RSS e parli con i tuoi contatti su Skype. Altre applicazioni. Alla fine della giornata, quando sei di nuovo a casa, ascolti musica su Pandora, giochi con la Xbox, guardi un film in streaming su Netflix. Hai passato l’intera giornata su internet, ma non sul web. E non sei il solo.

Inizia così l’articolo con cui Chris Anderson, direttore della popolare rivista  americana Wired, annuncia provocatoriamente la morte del Web. Le riflessioni di Anderson si basano sui dati forniti da Cisco che evidenziano:

  • Il consumo di banda derivato dal Web è in costante calo rispetto all’utilizzo di altri protocolli;
  • La banda usata per il Web si attesta al 23%
  • La banda usata per il peer to peer (emule, torrent, etc) equivale a quella consumata dal Web, il 23%
  • I video coprono il 51% del consumo di banda

Il web è morto

Come prima cosa è necessario precisare che per “Web” si intende l’accesso alla rete tramite browser, quindi i vari Internet Explorer, Mozilla, Safari, Chrome, etc. (credo che in molti possano aver frainteso l’articolo di Anderson proprio per la mancanza di questa informazione, quindi è meglio premetterlo).

Ovviamente un’articolo di questo tipo, per di più pubblicato dal direttore di  Wired USA, che anche in passato ha fatto molto parlare di sè sulla rete (ricordate The Long Tail?), ha scatenato un rincorrersi di post, opinioni, commenti, e tentativi di confermare o confutare quanto da Anderson affermato.

C’è chi dice che il “Web è morto da tempo” e chi dice che il “Web non è ancora nato”.

Personalmente, la prima riflessione in merito che mi sembra giusto citare è quella di Boing Boing, che afferma come l’utilizzo di una percentuale sul totale, rispetto al valore reale assoluto, possa trarre in inganno. Infatti, se è vero che in percentuale l’utilizzo del Web è in calo, bisogna ricordare che i valori assoluti sono in crescita.

Secondo Boing Boing, tenendo di conto i valori reali, il grafico dovrebbe essere più o meno questo:

Da questo grafico, volutamente creato con gli stessi colori di quello utilizzato da Anderson, si osserva che l’utilizzo del Web è in crescita. Certamente è più evidente la crescita vertiginosa del consumo di video, che comunque avviene  quasi sempre attraverso il browser, ma il web è tutt’altro che morto.

Il web è vivo, sta semplicemente cambiando l’utilizzo che ognuno di noi ne fa quotidianamente. Sono d’accordo con Anderson quando afferma che le applicazioni ad oggi hanno un’importanza crescente nella vita di ognuno di noi, ma non sono (ancora) sufficienti ad appagare il nostro  “fabbisogno quotidiano di Internet”.

La presenza (certamente indispensabile) di un lettore RSS sul proprio smartphone, non implica il fatto che il lettore non sia interessato, successivamente, ad approfondire un determinato argomento effettuando una ricerca proprio sul Web.

L’utilizzo dei social network attraverso uno smartphone è senza dubbio una possibilità alla quale nessuno vuole rinunciare, ma credo che siano in pochi coloro che utilizzano Facebook e/o Twitter esclusivamente dal proprio smartphone o tablet. Certamente sarebbe possibile, dato che ad oggi le applicazioni consentono di avere accesso ai contenuti che maggiormente ci interessano in maniera molto più immediata, intuitiva e forse anche più divertente, ma ciò normalmente non avviene.

Forse, come affermato da Erick Schonfeld su Techcrunch, siamo di fronte ad una fase ciclica, che riporterà ad un forte utilizzo del browser non appena la gente si sarà stancata del mobile e delle centinaia di applicazioni che ogni giorno nascono nei vari app store.

Più probabilmente siamo di fronte a un’evoluzione delle modalità di fruizione di Internet e dei suoi contenuti, tesi sostenuta tra gli altri anche da Giovanni Boccia Artieri su Apogeonline, che afferma:

Non ci sarebbe quindi un rifiuto del web, ma semplicemente una modalità di “abitare” la Rete che è più consona alla crescita esponenziale di partecipanti alla comunicazione mediata online che ha ampliato la tipologia di utente passando dalle élite alle masse.

Anche Repubblica si è occupata del caso, lanciando un sondaggio che sembra dare torto ad Anderson. Infatti solo il 4% dei rispondenti hanno ammesso di utilizzare sempre di più le apps perchè più semplici e funzionali, metre il 74% (oltre 1700 persone) hanno risposto: No, non amo le apps e continuo a privilegiare la navigazione tradizionale“.

In conclusione, credo semplicemente che il Web non sia morto e lo dimostra proprio la reazione che il Web ha avuto alla notizia.

Il Web è libertà e caos allo stesso tempo.

Il web è lasciarsi trasportare: arrivare dove non saremmo mai arrivati e talvolta senza neanche sapere come lo abbiamo fatto. Può piacere o meno, ma di certo è una sensazione che, almeno per adesso, le applicazioni non consentono di provare.

Link ai vari articoli:

WIRED USA (articolo originale)

BOING BOING

TECHCRUNCH

GIZMODO

APOGEONLINE

REPUBBLICA

WIRED ITALIA

IPHONEITALIA

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Riccardo Scarascia

Digital Marketer
Una laurea in Economia ed un master in Marketing e Comunicazione, innamorato di Internet e delle nuove forme di comunicazione, lavora come Digital Marketer e scrive di Social Media e Social Media Marketing sul suo blog nOwmedia.it.

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